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Al diavolo le colline


Questo “intervento teatrale” è stato presentato in apertura dell’incontro pubblico “Al diavolo …. Le colline!” Quale futuro per il paesaggio astigiano? promosso dall’Osservatorio del Paesaggio per il Monferrato e l’Astigiano che si è tenuto presso l’Associazione culturale "Diavolo rosso" Sabato 8 Novembre 2003

Quanto tempo?

Quanto tempo ci è voluto per farle queste colline? Sono andata a chiederlo al dott. Damarco che è un paleontologo. E lui ha cominciato: “ Dunque … l’universo si data 10 miliardi di anni fa … la Terra come agglomerato solido 4 miliardi e mezzo …”, e qui si è accorto che lo guardavo spaventata …“Bhè ecco … possiamo accelerare … ecco direi …dal basso monferrato in giù è tutta africa! – Prego?- in senso geologico, si intende! Ecco possiamo partire da lì, 5 milioni e 400.000 anni fa quando ha cominciato a disporsi la materia di cui sono fatte le colline. C’erano le Alpi che facevano un’enorme golfo e tutta la pianura padana era mare; tutta ,ma da queste parti già c’era un’isola allungata da ovest a est: il Monferrato! (quello geologico, si intende! era emerso per l’azione delle due placche continentali dell’Europa e dell’Africa la spaccatura passa proprio da qui, che crede?) Più a sud un altro rilevo parallelo, le Langhe, e in mezzo un mare profondo che prende un nome particolare: è il bacino pliocenico astigiano! Tutto è nato da lì, perché i rilievi appena emersi hanno cominciato a disfarsi e il largo mare a colmarsi con i detriti che scivolavano giù; nel profondo, lontano dalla costa, le polveri fini si accumulano e con la pressione diventano argilla, l’argilla azzurra (qui la chiamano tufo blu, ma il tufo non c’entra niente); più vicino alle coste la sabbia più grossa che poi va a coprire l’argilla … e che è ricca di fossili. Ecco qui: questo è il corpo delle colline, lo strato d’argilla e quello di sabbia, ci son voluti quasi 2 milioni e mezzo di anni a fare questi strati ( fino a 3 milioni di anni fa ) e poi un altro milione e 200.000 anni per fare un altro strato sopra, il villafranchiano, in pratica il terreno, e siamo arrivati a 1milione e 800.000 anni fa, e a quel punto il mare non c’era più, era emerso questo bacino, questo altipiano a conca ….. che, appena emerso, comincia a disfarsi, a scavarsi per l’azione dell’acqua, e c’è un clima caldo e tanti alberi e pascolano i mastodonti, l’acqua continua a scavare e il delta della pianura padana si sposta sempre più ad est, qui da noi 100.000 anni fa avviene la cattura del corso d’acqua principale , il Tanaro, si dice proprio così, la cattura del Tanaro, prima andava verso Carmagnola, poi viene catturato da un corso d’acqua che arriva da est (controllo) e devia, si volge da quella parte …e così orienta definitivamente la direzione delle valli e quel punto è fatta, eccola lì: è nata la forma, la matrice di base di questo paesaggio : valli un po’ a raggera che scavano il bacino in lunghe dorsali di colline morbide che degradano verso l’asse centrale del Tanaro giù in basso ….. una forma un po’ ad albero, che ancora dà l’impronta a questi luoghi.
… e mentre si scavano le valli arrivano i primi uomini , che usano le pietre da taglio e i ciottoli da costruzione che trovano nei greti dei fiumi ….. e passano altre decine di migliaia di anni, siamo a 10.000 anni fa, i fiumi hanno ormai creato il paesaggio attuale, ci sono terrazze fluviali e lì affiorano le selci per erosione e le pareti franose restituiscono preziosi materiali la sabbia e soprattutto l’argilla (l’argilla azzurra che conserva il colore dell’acqua in cui è nata) …. E l’uomo si insedia e progredisce …. E circa 5.000 anni fa “scoppia il neolitico” e al tempo lento dell’erosione delle colline si sovrappone il tempo più veloce di di una specie (che diventa) paesaggista, l’uomo del neolitico, che disbosca, coltiva, preleva materiali dalla terra, comincia a ridisegnare le colline ……

Ci sono voluti 5 milioni di anni, (tempo del pianeta) tempo della Terra per fare queste colline.
Cinquemila anni, tempo dell’uomo, per modificarle a forza di agricoltura e di costruzioni ….
Adesso in che tempo siamo? Adesso, quanto va veloce il tempo?



Storie di buchi e di colline

Colline con il corpo di argilla e di sabbia …. Questo è il motivo per cui da queste parti di buchi nella terra se ne sono sempre fatti e se ne continuano a fare …..
…. e intorno a questi buchi ci sono un sacco di discorsi , di racconti, sono andata un po’ in giro a chiedere, solo un po’ ho appena cominciato, ed è venuto fuori di tutto storie vecchie e recenti, belle o brutte storie e anche storie che sono appena iniziate.

A Cossombrato c’è un signore che si chiama Carlo sta in una casa un po’ alta su un bricco, si affaccia davanti e c’è la valle e dall’altra parte una cava. Dice “ quella cava lì c’è sempre stata …… ma sa, una volta ci mettevano 200 anni ad abbassare una collina di 30 metri … è il lavoro che adesso una ruspa fa in 10 ore …..qui la cava c’è sempre stata, tutto il paese è costruito con quel materiale lì, ma una volta, sa, arrivavano con dei carri, ognuno prendeva quello che gli serviva per la casa, fin nel dopoguerra, io ero ragazzino, mi ricordo i carri. Una fornace c’era dall’inizio del 900 ma fin nel dopoguerra la cava quasi neanche si vedeva, arrivavano con i carri … intorno era tutto coltivato, c’era un pescheto, dall’altra parte un vigneto, era tenuto bene … poi nel 49-50 i figli del padrone pensavano solo a fare la bella vita, dicevano che non c’era futuro per i mattoni, figuriamoci, c’era da ricostruire tutta l’Italia … così hanno venduto a uno che ha cominciato a produrre 100, 200 mila mattoni al giorno …. E da lì …. Poi hanno venduto un'altra volta, a dei veneti, credo … (adesso mattoni ne fanno ancora … ma io non so , li vedo sempre là quei mattoni, nessuno se li porta via … secondo me si vendono la terra ….) … comunque la collina , guardi, non c’è praticamente più … e nel frattempo è cambiato anche il clima … sì, nella valletta là dietro, son vallette strette …me lo dicevano quelli degli orti, ce n’era ancora qualcuno, poca cosa… una volta la roba veniva bene e poi ha cominciato a non venire più …. Per il vento, dicevano, che entrava, prima erano riparati … e per la temperatura della fornace.. e per i fumi … si adopera l’olio pesante per cuocere i mattoni … adesso poi hanno dovuto mettere i filtri, più recentemente ….

Ripristino? Sono 17 anni che abito in questa casa e non ho mai visto nessun ripristino…. E avanzano sempre, sempre più in là, sono arrivati sotto al cimitero …. Il ripristino … quella è una cosa burocratica … ( e poi non sarebbe difficile, basta accumulare bene la terra che c’è prima di arrivare alla vena, e usarla per ricolmare, per ripiantare …il comune dovrebbe dire, vuoi il rinnovo della concessione, prima metti a posto il primo pezzo …) … ma si capisce, ci vuole più lavoro … ogni tanto dicono che lo fanno .. spostano della terra di qua e di là … poi ti accorgi che fanno un rampa per salire meglio …

E’ successa una storia buffa .. fra il 75 e il 90 …a Cocconato, dove ci sono le cave di gesso . Lì buttavano tutto il materiale superficiale che non serviva da un lato della cava, sempre allo stesso punto … materiale franosissimo che ha fatto una specie di “sciara” (?) e dai e dai è andato a tappare il rio che c’era sul fondo , e si è formato un lago, sarà stato largo 500 metri … il bello è che a monte del lago c’era un allevamento di 3000 maiali , e questi qui, allora non c’erano depuratori né niente, scaricavano la merda dei maiali giù dal piccolo rio, e la merda plac plac correva giù e arrivava a questo piccolo lago e lì, caro mio, era bellissimo, c’erano le gallinelle d’acqua … ma c’erano dei miasmi, dei miasmi esiziali! … non si poteva stare, io ero giovane, una volta ci sono passato con una ragazza …. Lasciamo stare … Poi hanno cominciato ad agitarsi dei torinesi che avevano delle case lì vicino, a far polemiche … lo avevano chiamato il lago “sghinga” che in torinese vuol dire merda … hanno fatto anche una specie di giornale mi sembra una cosa tipo ” il corriere del lago sghinga” …. Eh siamo andati avanti a far polemiche per anni … allora non c’era molta attenzione per questi problemi … dopo quattro o cinque anni sono andati con una ruspa, han fatto defluire … quelli là dei maiali hanno messo i depuratori … e via ….
Intanto qui la collina non c’è più, vede là … sono arrivati sotto al cimitero…

A Castello d’Annone ho trovato un’altra collina che non c’è più, una storia famosa, me la racconta un signore che si chiama Francesco, lui al tempo dei fatti si è dato un gran daffare, ha scritto anche dei libri ….. di colline ce n’erano due, una un po’ più bassa, verso asti, una sella e una più alta che si chiamava la collina del castello, si sa, i nomi conservano memoria, si vedeva ancora qualche traccia. Lì il primo guaio l’hanno fatto alla metà dell’800 quando hanno costruito la ferrovia (la Torino –Genova) che passa proprio lì sotto, per fare spazio ai binari hanno tagliato la base delle colline, e l’hanno tagliata giù dritta …. Poi recentemente, proprio lì sotto hanno costruito tre o quattro case … ogni tanto c’era qualche piccola frana, qualche smottamento … “niente di che” dice il Signor Francesco “la collina stava su lo stesso, figuriamoci, un sistema stabile dal pleistocene!”. Negli anni ‘80 si chiede una perizia geologica, vengono i geologi, e poi raccomandano qualche, limitato, lavoro di sistemazione, una specie di gradonatura … e invece, con quella scusa lì, in comune decidono un progetto faraonico di “urbanizzazione totale” verde pubblico e soprattutto villette, case a schiera , cose così …e per far questo il progetto è di tirare giù quasi del tutto la collina del castello, e l’altra a mezza via … … “e si sapeva eh, che li sotto qualcosa (di archeologico) doveva esserci per forza” …

La soprintendente fa opposizione, un gruppo di residenti anche, ma non serve a niente: nell’estate ’87 ecco la prima botta di benna; lui se la ricorda bene la benna: una Fiat Allis FE Back acter! Iniziano di gran carriera e dopo un poco cominciano a trovare di tutto: le fondamenta del castello, la base della grande torre a nord, la pianta completa, sale, corridoi, altre torri, forni, e avanti…. Il gruppetto di residenti cerca di seguire dappresso gli scavi, la ditta lo impedisce, loro continuano lo stesso (a infilarsi dentro), dopo un po’ la sovrintendenza apre un suo cantiere per fare una documentazione di “emergenza”, una lotta contro il tempo, si fanno i rilievi si scattano foto si raccolgono reperti medievali di “ordinario “ valore …..

“ Ma poi, in sostanza era tutto fumo negli occhi … il guaio era che la soprintendenza era sotto ricatto del genio civile (che c’era l’emergenza, rischio crollo) …. ci hanno proprio messi nel sacco! A marzo (’88) sono arrivate “intimazioni perentorie di alta fonte”, due giorni ci mettono a smontare il cantiere archeologico … e parte il blitz delle ruspe …e in altri due giorni tirano via tutto, tutto, non rimane pietra su pietra ”

E lì la storia si fa più complessa … non sono sicura di aver capito proprio bene …. passano a sbancare il terreno sabbioso della zona ovest…. e a venderselo, per fare la base della nuova vetreria astigiana, che dove l’hanno fatta il fondo era fradicio … i residenti continuano a infilarsi dentro … si ritrovano i sotterranei del castello, una cisterna enorme un capolavoro di ingegneria … ma c’è dell’altro: il taglio verticale della parete lungo la cresta mostra almeno cinque strati storici netti … nella sella viene alla luce una enorme parete grigia ricca di stratificazioni, un’altra parte di deposito, preistorico … il materiale rimosso intanto è andato… Ormai è chiaro si tratta di un sito archeologico importantissimo, soprattutto per la continuità: dal neolitico medio passando per l’età del bronzo , del ferro, quella romana, e avanti fino all’alto medioevo ….E lì ci sono alterne vicende ……..un’altra campagna archeologica … un’altra corsa contro il tempo …. … Insomma alla fine la soprintendenza pone il vincolo sulla zona della sella e il progetto iniziale deve cambiare. La collina del castello rimane così a mezza via non è più spianata come doveva essere …. “Eh già, dice lui, ma il castello (gesto)….Nel frattempo qui sono stati portati via 300.000 metri cubi di roba , 300.000 ha idea di quanti sono? …”

(stacco della cubatura diavolo ) : già, quanto sono? Non lo immaginavo proprio, non riuscivo a “vederlo” … allora ho chiesto a un amico architetto di calcolarmi questa cubatura qui, questa del diavolo, come se fosse una collina vista da dentro. Sapete quanti m. cubi sono? Circa …. (ecc)

Poi il signor Francesco si lamenta un po’ … dice una cosa tipo: “… i tempi velocissimi del profitto ….. poteva essere una cosa importante da studiare, e anche per il turismo, certo … ma noi … non era per quello, lo facevamo per noi, per salvare il castello, per simpatia … e per prestigio si capisce, il prestigio del paese, no? “

Invece, a Magliano Alfieri la cava che si doveva fare non si è fatta. Questa me l’ha raccontata una di quelle belle signore del vino, che è la marchesa. Dice che il bello lì è che si son mossi tutti, tutti tutti. “Era il ’98 c’era già da costruire l’asti cuneo, serviva il materiale per il basamento” … comincia a raccontare ma si interrompe subito ….. “ma no, guardi, devo proprio farle vedere” …..e mi porta fuori dalla stanza dell’azienda vinicola sotto la pioggerella .. ….Finche arriviamo su una balaustra che si vede tutta la valle e le colline da sopra il paese … a me intanto manca il fiato per la bellezza..(fra il palazzo , i giardini, il paesaggio che c’è tutto intorno…); è grigio, c’è poca visibilità … (ma si vede così chiaro quel che diceva il geologo ……( queste dorsali di colline morbide scavate dall’acqua, divisi da queste vallette .. tutto verdissimo vigne e alberi …. ) … lei mi lascia guardare un po’ poi dice : bene, il progetto era questo: vede quelle tre colline che arrivano come dei promontori sulla piana? …. Ecco, il progetto era questo: zac, zac, zac, via tutte e tre le punte! una dietro l’altra , una vicino all’altra, tutte e tre! ….( e mi guarda con un espressione del tipo: cosa altro posso dire?) …avevano già cominciato a contattare le proprietà che sono tante tutte piccole e piccolissime, anche noi che lì abbiamo una vigna …nessuno voleva vendere, certo, c’era qualche indeciso …sono cominciate a girare voci che ogni comune “doveva” dare il suo contributo per le opere pubbliche … che c’era qualche possibilità di esproprio … che dopo sarebbe stato ancora meglio perché il paese si sarebbe visto da più lontano …..
Ci siamo mossi subito, abbiamo formato un comitato Pro difesa territorio e ambiente di San Martino Alfieri … in un battibaleno abbiamo raccolto oltre 700 firme in paese, amici, persone dei comuni vicini, in un solo fine settimana di fuoco ci siamo procurati l’adesione e il sostegno … di tutti, lo Slow Food, Italia nostra, guardi propri tutti … associazioni, istituzioni, anche associazioni internazionali….

Mi viene da pensare “eh si capisce, si son mosse le marchese, un grane prestigio, relazioni importanti …” ma lei dice che lì la vera forza è che i proprietari sono stati tutti compatti, bastava che uno vendesse e magari altri gli andavano dietro, crollava tutto, … (e poi) loro le han fatte subito fuori dal contenzioso hanno detto che la loro terra non era necessaria non serviva più, così non erano più fra gli interlocutori, ma gli altri piccoli e piccolissimi proprietari hanno voluto continuare “e noi con loro! Anzi sa quando ho capito che la battaglia era vinta? Quando nella riunione finale un signore della ditta (?), uno che veniva da fuori ha detto “ …e poi insomma, di questa terra che ve ne fate?” quello proprio non aveva capito questa gente piemontese, figuriamoci, lì c’era gente che quella terra l’aveva coltivata a mano, diserbata a mano per generazioni e ancora la conosceva palmo a palmo … ho visto le schiene raddrizzarsi “ che ce ne facciamo di questa terra ? … vuol sapere la risposta .. la nostra risposta è no.”

“La c’è un’atmosfera particolare …quelle vallette .. sì è macchia monferrina, ma ci sono animali , è un paesaggio magnifico, ancora integro ..e leggibile …. Ogni volta che mi fermo a guardarlo mi dico “eccolo là . c’è ancora .. ah! .. e adesso bisogna dargli ancora più valore, che so, organizzare percorsi .. fare in modo che la gente ci vada dentro a vedere …. Quello che si poteva perdere … (e poi guarda sconsolata un’altra valletta … nel mezzo un unico, nuovissimo capannoncino .. è venuto su in tre giorni) …rovinare questo posto è fregarsi il futuro ..” … no , forse la marchesa non ha detto fregarsi, lei ha detto “perdere” perdere il futuro.

E ritorniamo dentro .. e mi parla di una signora di un azienda agricola vicina , una signora battagliera, ha messo su una cooperativa fra produttori locali con aziende piccole, familiari … una donna pragmatica … una che dice che in ogni cascina da quelle parti c’è un vecchio albero di pera madernassa … degli esemplari magnifici , unici di quella vecchia qualità …bhè, per fare in modo che quegli alberi non vengano abbattuti non serve chiaccherare, l’unica è che quelle pere si vendano … e lei organizza che si vendano .. c’è uno spaccio di prodotti locali di altissima qualità … ( e un agriturismo, e un ristorante, e le visite al paesaggio e alle aziende nelle varie fasi produttive stagionali ecc, ecc ) … una pragmatica, ma è anche una che nel pieghevole della cooperativa dice cose tipo :….. viaggiare nell’antico paesaggio rurale … può permettere di scoprire, tra l’altro, che un tempo anche i luoghi avevano un nome che ne svelava l’essere, che legava uomini e terra in rapporti di quasi parentela …. Allora l’uomo era madre e figlio dei luoghi che abitava … ogni lembo di terra aveva una sua individualità vitale e magica ….”

Bizzarro, no? Parliamo di una cooperativa agricola, eh! (mica di un cenacolo new age!) …non è anche questo il futuro? ( … Dipende da come vedi il paradiso …)

E di futuro si parla molto anche in una valle che si chiama Valtiglione; lì una cava c’è, a Cortiglione, iniziata da poco.
In paese non trovo nessuno che voglia raccontare qualcosa su quella collina che stà andando giù, con la cava mi pare non abbiano problemi, nessuno ha ricordi particolari in quel luogo, era abbandonato da tempo.
Poi un signore molto gentile di Vinchio che si chiama Ivano mi racconta cosa c’era sopra, prima della cava, lui lo sa perché con altri era andato a fare il bosco proprio lì, per la legna ( mi spiega che lui ha l’impianto a legna anche perché è più ecologico, la legna restituisce solo l’anidride carbonica che ha immagazzinato …e pio a lui piace lavorare nei boschi, lo rilassa …): lì c’era un bosco di gaggie, con in mezzo anche dei ciliegi e delle querce; allora la cava era solo una diceria e loro il lavoro lo hanno fatto bene, secondo quello che aveva detto la forestale: han tolto le gaggie e lasciato su le querce, anche se era piu difficile e pericoloso tagliare così …. dopo, a lavoro finito, si è saputo ufficialmente della cava e allora sono tornati a prendere i roveri, che tanto se li tirava via la ditta e magari li interravano lì … erano in tutto circa 80-85 tonnellate di legna.
Dice che della natura a lui gliene importa ma che sinceramente quella cava non è sbagliata: intanto si allarga la strada e si fa la rotonda sull’incrocio, che quella strada lì così com’era ha già fatto dei morti, e poi quello può essere un inizio … e mi racconta dell’idea che gli sembra abbiano in comune a Cortiglione : allargare tutta quella strada, farla più dritta così da mettersi bene in comunicazione con la provincia di Alessandria, loro sono sul confine, gravitano più di là … per fare cosa, dico io, per trasportare meglio i vostri prodotti, il vino? .. anche, dice lui, ma soprattutto per attirare investimenti industriali, nuovi capannoni … guardi che l’agricoltura rende poco, il turismo , sì, magari, ma da queste parti lo vedono come una cosa di là da venire … quel che rende sono le produzioni, i capannoni … anche ai comuni che si prendono l’ICI .. per un comune piccolo è importante, sono delle risorse, no? … si possono fare delle cose … certo bisogna prestare attenzione …Il signor Ivano mi sembra una persona chiara e sincera e il suo discorso non fa una grinza …

Ma allora perché a una signora che si chiama Laurana le viene male una mattina che va con la macchina, lemme lemme, sulla strada della valle, ascoltando la radio e poi d’improvviso vede la cava? … e si scatena? Perché a Francesco il guardiaparco gli vengono quegli occhi quando arriviamo alla cava alla fine del nostro giro della valle? Perché al signor Gianfranco gli viene da alzare la voce quando dice che lui nella parte già industrializzata della val Tiglione ci abita ed è “inguardabile, inguardabile!” e parla del progetto del corridoio ecologico che potrebbe esserci su tutto un versante, fra la val Sarmassa e il parco di Rochetta …..

Certo sono tutte persone forse un po’ particolari ( con degli interessi particolari…). Laurana, si sa, scrive, ed è così legata al ricordo di suo padre Davide che in quella valle di ricordi ne aveva tanti… viene in mente anche a me, vagamente, una sua storia su undici grandi gelsi che i partigiani, assurdamente, cercano di non colpire con le pallottole durante un agguato e che poi , dopo la guerra erano lì, assurdamente a gambe all’aria, abbattuti perché non servivano più, non si facevano più i bachi …due assurdità diverse.
E Francesco, il guardiaparchi, secondo me è un guardiaparchi maestro uno che ti aiuta a vedere:
“ Vedi quella pieve romanica, è preziosa per tutti, qui se qualcuno la toccasse gli taglierebbero le mani ; e vedi lì vicino sul rio, quella macchia più scura, sono ontani, capisci ontani! una persistenza rara antichissima del bosco che c’era qui intorno quando quella pieve lì l’hanno costruita , gli ontani e la chiesa sono legati così profondamente, sono lo stesso discorso ….. ma se qualcuno tocca gli alberi non se ne accorgerebbero neanche … son piante che non servono a niente ….” Uno che guarda la cava e gli vengono gli occhi strani : “ … i ripristini … certi dicono che danno una mano all’ecologia perché poi piantano le piante autoctone …” e scuote la testa e parla di cenosi, di boschi che sono organismi complessi, di rinaturalizzazioni vere che si fanno con i semi e tanta cura …” e lo sa anche lui, lo sappiamo tutti e due che parliamo di fantascienza ….
Il signor Gianfranco poi, figuriamoci, è il Presidente dell’Ente Parchi ….

Persone particolari, con interessi particolari …. O solo immaginano un altro futuro?…saranno conciliabili? … intanto nella valle c’è tensione … la cava poi non è soltanto una … quella in corso, in cascina Grado è di 100.000 m cubi (lì ci sono anche fossili) … poi ce n’è un’altra in fase di verifica in località Crociera, un ampliamento di una precedente … 800.000 metri cubi … e ce n’è un'altra ancora in cascina Pesce, c’è stato un cambio di proprietà, sono di sicuro più di 500.000 metri cubi … va in conferenza in provincia fra 15 giorni … e lì c’è il vincolo ambientale, è boscato, è vicino al rio …si, fra 15 giorni si vedrà ….

( mi viene un po’ freddo) …. Ma quante sono queste cave ?

E poi visto che ci faccio caso comincio a vedere le notizie sui giornali e … e c’è una nuova cava a Cantarana … e ce n’era già una vecchia , ancora da sistemare…… e ci son polemiche su sbancamenti a Castelnuovo Belbo e a Pino d’Asti, e a Monbaruzzo…. E poi passo da Callianetto e ce né un’altra appena iniziata ….

Ma quante sono queste cave?


Ma quante sono queste cave?

Lo chiedo al Dott. Camussi lui è un ingegnere di Italia Nostra e di queste cose se ne intende
Dice che quante sono si può sapere basta chiederlo in Provincia quello che invece non si può sapere per niente è quante saranno oggi sono 7-8 e domani possono essere cento. “In che senso? dico io” e lui mi fa un discorso molto chiaro (che non posso rifare tutto ma in sostanza) :
- Primo: in questo momento c’è una richiesta enorme (pazzesca) di materiale. C’è la coincidenza fra varie opere in corso : l’alta velocità della linea Lione – Torino – Milano ( che richiede in regione 5.000.000 di metri cubi all’anno) e le strade (l’Asti –Cuneo soprattutto ma anche la superstrada per Casale) …. L’alta velocità esaurisce da sola le cave esistenti, i siti tradizionalmente vocati e l’Asti- Cuneo prende dove può …. E dove può?
- Secondo: dappertutto! Nel senso che il materiale utile , soprattutto la sabbia, qui nel bacino Astigiano c’è dappertutto, ogni collina è fatta così, argilla e sabbia, non bisogna cercare le vene, i giacimenti, qualsiasi collina buchi trovi la roba che serve
- Terzo: non c’è nessun contingentamento, il piano territoriale non c’è … cioè ci sarà, e sarà fatto anche bene, perché lo sta facendo il Politecnico di Torino ma sarà pronto realisticamente all’inizio del 2005 e proprio adesso siamo scoperti, e le cose vanno veloci e si rischia che nel 2005 si Piani qualcosa che non c’è più.
- Quarto: in questo momento si sovrappongono due leggi, quella per le cave normali (commerciali) e quella per le opere pubbliche sulle cave “di prestito” (e qui ci tiene a spiegarmi: “ di prestito vuol dire che si prende una collina, si tira giù e si sposta da un’altra parte, per farci sopra la strada”), in questo momento si fa la richiesta e poi in pratica si può fare di tutto: cambiare proprietà, passare da una legge all’altra accorpare, sdoppiare, spostare, far subentrare una ditta più grossa, cambiare fianco della collina …. È difficilissimo sapere qualcosa prima …

Poi il dott. Camussi tira un respiro e dice: “Noi abbiamo una grande fortuna, qui ad Asti: i funzionari provinciali che si occupano di tutto questo sono preparati, competenti e seri … e guardi che è raro, quasi un miracolo… è questo che impedisce che si buttino su questo territorio proprio come una mandria di bufali …. Ma è proprio la legislazione che ha delle carenze … e , diciamolo anche delle assurdità … ( e qui si scalda) ….
Ma lo sa che sopra i 500.000 metri cubi l’iter di approvazione è più complesso, ma basta fare due cave vicine più piccole ed è risolto? Anche vicinissime , eh!
Lo sa che tutti gli organi di controllo dovrebbero tener conto ( oltre che dei dissesti idrogeologici, della sicurezza, ecc ) anche del paesaggio … ma nessuno è veramente deputato e la valutazione ricade sul singolo comune? … si lo so molti si scandalizzano per quel che dico…. Ma questo è assurdo! ..magari può andar bene per un grosso comune , ma da noi ci sono comuni di un kilometro quadro (per dire) e il territorio di un comune è il paesaggio di altri dieci! … mettiamo che un gruppo di comuni è li che si fa il mazzo per accreditarsi turisticamente … basta che uno decida di mandare il suo territorio all’ammasso ed è fatta, li ha rovinati .. e tra l’altro lui si prende i suoi vantaggi economici e continua a godersi il paesaggi tenuto in ordine dagli altri … come è possibile che queste cose si decidano per confini amministrativi e non su base territoriale? …
E pio continua , va avanti, e ancora me ne dice … e poi chiude ”Con le leggi che abbiamo, altro che progettare, si può solo cercare di salvare il salvabile … bisogna stare attenti … e proprio questo è il momento”.

Io sono un po’ frastornata … ma mi viene voglia di fare una cosa … sì , penso che la farò … telefonerò al mio sindaco…

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