Coltivando il nostro giardino |
|
| |
Un laboratorio di Lorenza Zambon.
Con la partecipazione di Gianpiero Malfatto, musicista e compositore
"Nel seme germoglia
la nostra anima"
Pia
Pera, scrittrice e giardiniera, commenta su"Gardenia"(agosto
2010) l'esperienza del laboratorio nella recente realizzazione
di Roma.
A volte si ha la sensazione che il cemento l'abbia avuta vinta. In
certi quartieri i casermoni si allineano militareschi lasciando alla natura
null'altro che brandelli. In simili paesaggi urbani, si avverte più
forte l'emozione per la fragile forza della vita.
Come alla Biblioteca della ex Vaccheria Nardi a Roma.
Qui Lorenza Zambon, drammaturga impegnata a portare il teatro fuori dai
teatri, ha lavorato con un gruppo di donne a un “Diario del seme”
come premessa di orto e spettacolo.
Non pensavo mi toccasse trattenere il pianto quando le attrici-ortolane
si sono sparse tra il pubblico per raccontare la loro storia d'amore con
una pianta. Tremendamente intimo, il gesto di chi ti guarda negli occhi,
dritto in cuore, per raccontare cosa è stato proteggere una vita
dal momento della semina fino allo schiudersi delle foglioline sullo stelo
gracile. Nudità di emozioni in sovrabbondanza spericolata: la biblioteca
con intorno il campo mi è parsa radura non nella foresta, ma nella
giungla d'asfalto.
In quel quartiere dove verdeggiavano i pascoli, regna adesso un caos levantino,
con spazio di incolti, in compenso più respiro rispetto a certe
altre periferie. E la biblioteca si configura come grembo dove lasciare
affiorare l'aspirazione sepolta,
II desiderio prepotente di vita e di bontà, concretizzato nel gesto
primordiale di lasciare germinare un seme. Maternità è
curarsi dei propri figli, ma anche di quelli di altre specie e ordini.
Tifando per Madre Natura e vegliando sulla metamorfosi, quasi una magia,
per cui dall'umido della terra il seme esce diverso da come vi era entrato.
Lacrime di agnizione.
Dopo tanto oscuro cercare, tanto andare a tastoni nel buio, tanto spaesamento,
ecco finalmente la sensazione di un risveglio: per una sorta di empatia
con il seme avviato a quella trasformazione radicale che altro non è
se non la vita stessa: mai immobile, in perenne trasformazione, sempre
momento all'interno del movimento.
Un pianto di gratitudine - nell'avvertire che è la nostra stessa
anima quella che, insieme alla pianta, si sprigiona dal seme - ma anche
di trepidazione di fronte alla vulnerabilità estrema di tante tenere
vite germogliate nell'assedio di ruspe e cemento, sterminabili come qualsiasi
bene.
Temi, modi, contenuti
Il
giardino come metafora della vita individuale.
Lo sguardo del giardiniere come pratica di autoeducazione. L’autobiografia
come cura di sé.
Attivazione della memoria emotiva e dell’immaginazione per scoprire,
riscoprire, instaurare relazioni personali con gli esseri vegetali.
Il racconto orale, la scrittura automatica, la narrazione collettiva.
Il corpo come soggetto senziente complessivo, centro della relazione con
lo spazio e con il mondo. Il gruppo come soggetto di azione. L’azione
teatrale, il racconto.
Il materiale e l’immateriale: esercitazione di autocoltivazione.
Piantare una pianta e farla crescere: la pianta coltiva il giardiniere?
(Esperienza pratica e metaforica. Il Diario del seme )
Il
giardino come archetipo della nostra relazione con il mondo.
Il giardino della dea, il giardino dell’Eden, il "giardino
planetario".
Guardare e vedere: la pratica teatrale per individuare e ampliare le percezioni
sensoriali, per focalizzare l’attenzione, per approfondire il contatto
con le cose osservate.
Il materiale e l’immateriale: esercitazione di botanica urbana
(esplorazione “di città”; individuazione ed osservazione
degli esseri vegetali che vivono in strade, aiuole, aree attrezzate, giardini
pubblici, cortili, cantieri, ponti, macerie e giardini, terrazze e balconi;
applicazione dell’osservazione immaginativa per cercare di intuire
la relazione fra quelle piante e gli esseri umani che con esse interagiscono.
Appunti di viaggio: parole e foto. Le piante, le persone che ci stanno
dietro e accanto, per ogni pianta una relazione, per ogni relazione una
storia)
La
foresta dei libri: esplorazione guidata alla ricerca delle
parole che accompagnino il nostro viaggio. Un libro è un entità
individuale? I libri formano un insieme? Un "ecosistema", una
"foresta"? Creare i propri sentieri nella foresta dei libri.
Il
laboratorio si rivolge:
-
a persone interessate alla narrazione come strumento di approfondimento
della relazione con se stessi e con la città;
- a chi voglia inserire nella propria formazione un esperimento di creatività
di gruppo in cui si contaminino diverse prassi artistiche quali il teatro,
la narrazione, la scrittura;
- ad insegnanti, bibliotecari ed operatori che ricerchino stimoli per
successivi progetti interdisciplinari.
“Cercheremo
di intrecciare la storia individuale ed intima di ogni partecipante con
quella della piccola parte di Terra che abitiamo; dovremo rivolgere più
profondamente il nostro sguardo sia dentro di noi sia verso l’esterno,
verso le cose e gli esseri viventi, umani e non umani, che condividono
il nostro spazio. Scopriremo delle relazioni, troveremo delle distanze.
Narreremo
noi stessi e poi diventeremo raccoglitori di storie.
Per
capirne di più allargheremo lo sguardo, cercheremo di capire la
relazione della nostra comunità con il suo luogo, come si è
formata e modificata nel tempo, dovremo andare in giro a fare domande,
ad osservare, ad investigare. Troveremo racconti e leggende, persone e
fatti.
E
poi ancora confronteremo tutto ciò con le storie e i miti di altre
epoche di altre genti e altri luoghi, cercheremo nella grande foresta
dei libri scrittori, poeti, scienziati che ci aiutino a pensare alle nostre
risposte. O a formulare nuove domande.
In
tutto questo percorso useremo i modi del teatro per costruirci come gruppo,
per imparare a sentire quello che ci circonda con tutto il corpo, per
investigare ed esprimere le nostre emozioni ed intuizioni, per fare partecipi
gli altri delle nostre scoperte; magari per pretendere delle risposte.
Alla
conclusione useremo il teatro come mezzo di espressione collettiva per
realizzare, assemblare, mettere nello spazio i materiali narrativi, teatrali
e fotografici organizzati secondo una drammaturgia scenica "semplicemente
multimediale”; arriveremo ad un’installazione/ atto
teatrale/ evento/incontro che comunicherà pubblicamente l’esperienza
avvenuta.
In questa fase è prevista la collaborazione di un musicista e compositore
professionista che condurrà pratiche di “musica d’insieme”
con strumenti auto costruiti.
Caratteristiche
organizzative
(puramente indicative perché il progetto viene riformulato sulla
base della situazione)
Il laboratorio prevede:
- un gruppo di 20 partecipanti, adulti di tutte le età ( dai 18
ai 90).
- un totale di 10 incontri di 4 ore l’uno, divisi in tre trance
di 2/3 giornate contigue, distanziate fra di loro almeno di un mese.
- un lavoro di “scrittura creativa” via web.
- la realizzazione di uno spettacolo/ mise en space pubblico, all’aperto,
itinerante, in relazione con i giardini urbani e comunitari della zona
di riferimento.
Prime realizzazioni:
 |
Roma,
Biblioteca Vaccheria Nardi
gennaio/aprile 2010 |
|