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ideazione
e regia di Lorenza Zambon e
Sista Bramini |
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Evento itinerante, durata indicativa tre ore Ci si ritrova, innanzitutto, in un antica nobile villa che ora è un albergo elegante con giardino, rimasto incuneato fra due arterie stradali. Può essere la mattina prestissimo quando è ancora buio, o nel sole del pomeriggio, o verso sera quando il sole comincia a calare. Si riceve ognuno un “sacco da viaggio” di juta, per sedersi, e una mappa con indicazioni “segrete”. Si parte tutti insieme, seguendo una guida; si attraversa un’ardita, recentissima passerella che attraversa una strada a sei corsie, eternamente rimbombante. …. E si arriva al di là. Di là un luogo diverso , sconosciuto o da guardare con occhi nuovi. Il limitare di uno spazio enorme, seicento ettari, verdissimi, spalancati proprio in mezzo a quella che è un’unica densissima metropoli. E si parte, quindi, per una lenta, lunga passeggiata. Ci si imbatte in una “collana” di piccoli eventi di natura diversa:musica, apparizioni, racconti sulla storia “profonda” del luogo, “micro-manifesti” sul futuro del pianeta, esperienze di percezione, frammenti di poema epico sulle “Memorie della biosfera”, strani personaggi in bicicletta che vanno “alla ricerca del genio scomparso”, canti in cammino sui miti delle stelle …. Una collana di eventi che ne formano uno solo, un gruppo
eterogeneo di artisti legati da un filo comune, nessuno interprete od
esecutore ma tutti “autori”, con la propria sensibilità
e i propri “modi”. Un esperimento di teatro del luogo, non una “visita guidata”, ma una passeggiata che va a fare “anima di paesaggio” … …proprio di questo: un “nuovo paesaggio”
progettato, “costruito” ma che ora sta crescendo, naturalmente,
perché cresce la sua foresta, piantata sopra ad una fabbrica, perché
ci sono sempre più persone che con questo posto creano legami,
perché sta crescendo un po’ alla volta anche lo “spirito
del luogo”. Ecco di questo “genius loci” appena nato,
ancora bambino, si va in cerca, per vedere se il teatro riesce ad evocarlo
ad aiutarlo a manifestarsi …. Per scoprire/suggerire , a bassa voce,
“giocando”, che un grande parco metropolitano non serve solo
alle moltissime, irrinunciabili cose a cui tutti sappiamo che serve …
ma che forse, anche nella sua natura-artificiale, c’è o si
può cercare una possibilità più profonda, più
intima, personale di riconnessione con il nostro pianeta che vive … |
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