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da "la tribuna di Treviso" del 1.08.06 |
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da "la nuova Provincia" del 25.06.04 |
«Paesaggi», mille sguardi su Asolo
Suggestivo il percorso ideato da Lorenza Zambon per Operaestate
da "la tribuna di Treviso" del 1.08.06
Trasforma in turisti sorpresi, il percorso di Lorenza Zambon fra le antiche
vie di Asolo.
«Paesaggi» pare un saggio sull'asolando, e la sua protagonista
si rivela una spigliata guida, che lega le proprie personali esperienze
ai viaggi, alle letture e, su tutto, alle dolcezze degli amati paesaggi
naturali. Lo spettacolo, presentato domenica e ieri sera nel programma
di Operaestate 2006, fa degli scenari asolani fondali d'elegante teatro
ed ispirazione collettiva: pensato su loro esatta misura.
Allestiti con poche note musicali.
Così, se pur nella città dai cento orizzonti si son già
spesi lunghi pomeriggi.
ci si scopre nuovamente curiosi della saggezza popolare come di fronte
ad un improvvisato banco di scuola, aperto ad ogni età.
Lasciato il palcoscenico tradizionale, si adottano incantevoli giardini
e stradine in pendio per scovare le anime di un borgo dove il tempo fa
sentire la sua piena forza, che conserva e muta.
E' una meditazione che fa sospirare: proprio al via dell'appuntamento,
nella cornice del Castello della regina Cornaro, è l'attrice veneta
ad invitare gli spettatori (selezionate decine, come una comitiva a numero
chiuso) a sciogliere i sensi, a chiudere gli occhi, ad osservare attentamente
il respiro.
Un modo, questo, per prepararsi a camminare a testa alta, senza smarrire
lo sguardo a terra, come succede quando ci si sente oppressi dalla grandezza
dei luoghi del mondo.
Lorenza Zambon coniuga passione per la natura e gusto del raccontare:
pochi aneddoti giovanili, tanti tuffi nella storia, quella delle Alpi
e delle Dolomiti, della Rocca e dell'Uomo veneto.
Si passeggia insieme, dal giardino di Villa Cipriani fino alla chiesa
di San Gottardo, dove tante lanterne attendono i moderni viandanti asolani.
Tappa dopo tappa, crescono confidenza ed intimità: tanto che alla
fine gli stessi spettatori, prima osservatori, diventano, a loro volta,
protagonisti di un inedito panorama. “Paesaggi” crea un teatro
dalla forma ibrida, che si veste di poesia e raffinati cenni zen.
(Alessio Baù)
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