
Perché il giardino è l'immagine che l'uomo si dà
del paradiso.
Perché nel giardino possiamo leggere come gli uomini
vedono la loro lotta e la loro unione con la natura.
Perché un giardino non "serve" a niente,
solo a guardarlo e a sorridere guardandolo.
Con "Variazioni sul giardino" Lorenza Zambon prosegue
quell'esplorazione del rapporto tra teatro e natura nata con lo spettacolo
"Sette volte bosco sette volte prato.", percorso attraverso
il dialogo millenario tra gli uomini e le piante, i miti ancestrali, le
leggende, la letteratura, a cui si intreccia l'esperienza intima, personale
di questa attrice/giardiniera.
In "Variazioni sul giardino", questa esplorazione si sviluppa
all'interno della realtà-giardino, che, come dice Eleonora Fiorani
" ...è mondo mentale e materiale in cui prende forma la territorialità
dell'uomo.
Il giardino, luogo della messa in scena della natura e dell'artificio,
[...] parla il linguaggio del proprio tempo, mentre conserva la trama
di una lunga durata. [...] I paesaggi sono opera della mente non meno
che delle tecniche idrauliche, agrarie, costruttive, sono fatti di memoria,
di miti e di utopie, non meno che di sedimenti rocciosi, acque e manti
vegetali; portano il peso della storia e sono lievi come le brezze che
li accarezzano. E tanto più lo sono i giardini, in cui prendono
corpo i sogni e gli immaginari. [...] Non si può vivere senza il
giardino. Per questo, il ritrovare in esso la nostra territorialità
è tanto più importante e non è nostalgia di un mondo
perduto, ma riscoperta delle ragioni e dei valori della nostra terrestrità
come contraltare della "rete" globale di oggi, che dobbiamo
rendere utile senza perdere il nostro senso". (Eleonora Fiorani,
"Il sogno del giardino").
Lo
spettacolo è strutturato come un vero e proprio itinerario che
il pubblico è chiamato a percorrere attraverso tre diversi "giardini":
1) Il viaggio prende avvio dal primo giardino della Terra, ovvero dalle
origini dell'idea di giardino:
.... Il primo giardino di cui tutti noi abbiamo sentito parlare è
l'Eden, ma ho scoperto che l'Eden non è il primo giardino ....
Ancora prima ci fu il giardino della dea Inanna, laggiù ad oriente
nella terra dei Sumeri ...
.... e qui si canta e si narra, leggendo versi antichissimi (che fanno
parte di quella che forse è la più antica opera scritta)
che parlano di una donna che raccoglie l'albero della vita sradicato dal
fiume e lo pianta nel suo giardino sacro, e poi gli costruisce attorno
un muro, per preservarlo ... e poi sconfigge il serpente che lo minaccia
e si fa lei stessa giardino .... E così fonda l'idea di giardino
come recinto che separa la natura "domesticata" dalla natura
"selvaggia" e lega indissolubilmente la sua immagine a quella
del grembo materno, fonte e difesa della vita.
2) Ci si sposta poi verso il secondo giardino e qui l'atmosfera cambia
e ci si raccoglie intorno a un tavolo rettangolare. C'è luce di
fuoco, intimità, da sotto la tovaglia di pizzo compare un grosso
mucchio di terra ...
... Voglio parlarvi di un pezzo di terra, di un pezzo della Terra...
stà sulla cima di una collina del Monferrato, è il mio giardino
... è largo settantasette passi, è lungo circa duecentoquaranta
passi ....
E mentre si affacciano e si intrecciano i visi, le voci e le storie di
chi ha partecipato all' "epopea" della costruzione della casa
degli alfieri o è semplicemente passato di là con in mano
una sporta di paglia per raccogliere chissà quali erbe .... le
mani si muovono, spianano la terra, mettono mattoni, intrecciano rami
... e compare un micro-paesaggio ... la collina, la casa, la vegetazione
selvaggia che poi viene disboscata .... Ed ecco il giardino ... che cambia,
si modifica nel tempo, cambia significato così come cambiano le
persone .... Un luogo narrato prende forma davanti agli occhi di tutti,
come un gioco di bambini.
3) Infine il terzo giardino, quello dell'esperienza.
A cosa serve un giardino?
A guardare e a vedere
A sporcarsi le mani di terra
A fare la pipì all'aria aperta
A stare in convivio
Dell'esperienza, dell'immaginazione e del corpo. E qui si sperimenta la
visione di un albero nel tempo, e ci si accorge che quello che pare la
sua forma è solo un lunghissimo momento del suo movimento, e poi
ci si sposta, perché una pianta sia piantata, e si scopre quanto
cambiano le mani toccando la terra, e ancora si compie un piccolo incantesimo
per tornare bambini ...e poi si torna al tavolo-giardino per bere insieme
un bicchiere di vino, perché il giardino è il convivio.
Lungo tutto il viaggio un altro racconto si snoda e si intreccia al primo,
quello della musica composta e interpretata da Gianpiero Malfatto che
con il suo trombone, il bombardino, il flauto e la zanza apre spazi altri
nel flusso delle parole e delle azioni donando un differente tempo e aprendo
la visione, in uno spettacolo che vogliamo pieno di respiro.
Per
largomento e le modalità
di rappresentazione,
questo spettacolo-incontro può essere interessante
non solo allinterno di una programmazione puramente teatrale,
ma anche in tutte le situazioni centrate
sul rapporto con la natura. |