torna indietro variazioni sul giardino

di e con Lorenza Zambon

Musiche originali eseguite dal vivo dall’autore Giampiero Malfatto
Luci di Franco Rasulo
Ringraziando per i suggerimenti e le idee Antonio Catalano,
Alessandra Rossi Ghiglione, Maurizio Agostinetto, Carlo Lomazzi.



Perché il giardino è l'immagine che l'uomo si dà del paradiso.
Perché nel giardino possiamo leggere come gli uomini
vedono la loro lotta e la loro unione con la natura.
Perché un giardino non "serve" a niente,
solo a guardarlo e a sorridere guardandolo.


Con "Variazioni sul giardino" Lorenza Zambon prosegue quell'esplorazione del rapporto tra teatro e natura nata con lo spettacolo "Sette volte bosco sette volte prato.", percorso attraverso il dialogo millenario tra gli uomini e le piante, i miti ancestrali, le leggende, la letteratura, a cui si intreccia l'esperienza intima, personale di questa attrice/giardiniera.

In "Variazioni sul giardino", questa esplorazione si sviluppa all'interno della realtà-giardino, che, come dice Eleonora Fiorani " ...è mondo mentale e materiale in cui prende forma la territorialità dell'uomo.
Il giardino, luogo della messa in scena della natura e dell'artificio, [...] parla il linguaggio del proprio tempo, mentre conserva la trama di una lunga durata. [...] I paesaggi sono opera della mente non meno che delle tecniche idrauliche, agrarie, costruttive, sono fatti di memoria, di miti e di utopie, non meno che di sedimenti rocciosi, acque e manti vegetali; portano il peso della storia e sono lievi come le brezze che li accarezzano. E tanto più lo sono i giardini, in cui prendono corpo i sogni e gli immaginari. [...] Non si può vivere senza il giardino. Per questo, il ritrovare in esso la nostra territorialità è tanto più importante e non è nostalgia di un mondo perduto, ma riscoperta delle ragioni e dei valori della nostra terrestrità come contraltare della "rete" globale di oggi, che dobbiamo rendere utile senza perdere il nostro senso". (Eleonora Fiorani, "Il sogno del giardino").

Lo spettacolo è strutturato come un vero e proprio itinerario che il pubblico è chiamato a percorrere attraverso tre diversi "giardini":

1) Il viaggio prende avvio dal primo giardino della Terra, ovvero dalle origini dell'idea di giardino:
.... Il primo giardino di cui tutti noi abbiamo sentito parlare è l'Eden, ma ho scoperto che l'Eden non è il primo giardino .... Ancora prima ci fu il giardino della dea Inanna, laggiù ad oriente nella terra dei Sumeri ...
.... e qui si canta e si narra, leggendo versi antichissimi (che fanno parte di quella che forse è la più antica opera scritta) che parlano di una donna che raccoglie l'albero della vita sradicato dal fiume e lo pianta nel suo giardino sacro, e poi gli costruisce attorno un muro, per preservarlo ... e poi sconfigge il serpente che lo minaccia e si fa lei stessa giardino .... E così fonda l'idea di giardino come recinto che separa la natura "domesticata" dalla natura "selvaggia" e lega indissolubilmente la sua immagine a quella del grembo materno, fonte e difesa della vita.

2) Ci si sposta poi verso il secondo giardino e qui l'atmosfera cambia e ci si raccoglie intorno a un tavolo rettangolare. C'è luce di fuoco, intimità, da sotto la tovaglia di pizzo compare un grosso mucchio di terra ...
... Voglio parlarvi di un pezzo di terra, di un pezzo della Terra... stà sulla cima di una collina del Monferrato, è il mio giardino ... è largo settantasette passi, è lungo circa duecentoquaranta passi ....
E mentre si affacciano e si intrecciano i visi, le voci e le storie di chi ha partecipato all' "epopea" della costruzione della casa degli alfieri o è semplicemente passato di là con in mano una sporta di paglia per raccogliere chissà quali erbe .... le mani si muovono, spianano la terra, mettono mattoni, intrecciano rami ... e compare un micro-paesaggio ... la collina, la casa, la vegetazione selvaggia che poi viene disboscata .... Ed ecco il giardino ... che cambia, si modifica nel tempo, cambia significato così come cambiano le persone .... Un luogo narrato prende forma davanti agli occhi di tutti, come un gioco di bambini.

3) Infine il terzo giardino, quello dell'esperienza.
A cosa serve un giardino?
A guardare e a vedere
A sporcarsi le mani di terra
A fare la pipì all'aria aperta
A stare in convivio

Dell'esperienza, dell'immaginazione e del corpo. E qui si sperimenta la visione di un albero nel tempo, e ci si accorge che quello che pare la sua forma è solo un lunghissimo momento del suo movimento, e poi ci si sposta, perché una pianta sia piantata, e si scopre quanto cambiano le mani toccando la terra, e ancora si compie un piccolo incantesimo per tornare bambini ...e poi si torna al tavolo-giardino per bere insieme un bicchiere di vino, perché il giardino è il convivio.


Lungo tutto il viaggio un altro racconto si snoda e si intreccia al primo, quello della musica composta e interpretata da Gianpiero Malfatto che con il suo trombone, il bombardino, il flauto e la zanza apre spazi altri nel flusso delle parole e delle azioni donando un differente tempo e aprendo la visione, in uno spettacolo che vogliamo pieno di respiro.


Per l’argomento e le modalità di rappresentazione,
questo spettacolo-incontro può essere interessante
non solo all’interno di una programmazione puramente teatrale,
ma anche in tutte le situazioni centrate
sul rapporto con la natura.