torna indietro Lorenza Zambon, il teatro, la natura

Dall'introduzione a Trilogia della natura. Teatro da giardino



Alessandra Rossi Ghiglione
Teatro da coltivare

Il teatro per sua natura chiede un rapporto diretto di presenza: voce, corpo, relazione.
E spazio. Nel caso di Lorenza la parola giusta è invece mondo: alberi, orizzonti, colline, insomma paesaggi.
Molti degli spettacoli infatti accadano in luoghi non casuali, non neutri, all’interno di giardini, sul ciglio di boschi, sullo spartiacque di una cima. Con questo mondo di odori, forme, luce la scrittura scenica attiva un gioco di rimandi tra sguardo e parole, tra i sensi tutti e testo spettacolo.
I luoghi sono ben più di una scenografia, sono essi stessi testo. E il testo, lo spettacolo diviene allora un varco (storico, poetico, intellettuale) dentro alla densità di quel mondo che ti circonda. Un’ermeneutica che fa parlare il silenzio della percezione e il sommesso dell’esperienza.

Sembrerebbe allora un’operazione insensata quella di portare sulla pagina quegli spettacoli, depositando di quella complessa drammaturgia dello spazio solo i segni delle parole.
Ma non è così. Per via della qualità della scrittura teatrale di Lorenza. Per l’origine creativa di quelle parole.

Il teatro si può scrivere in molti modi, a tavolino per invenzione originale di struttura narrativa, sulle assi della scena dalla suggestione suscitata dall’improvvisazione dell’attore o anche come consapevole riscrittura di un testo letterario.

Nei periodi in cui Lorenza scrive i suoi testi, qui sulla collina di casa degli alfieri, la vediamo intenta a fare due cose. Passeggiare a lungo nel giardino, tra le aiuole che ancora aspettano la primavera tardiva. Non è un camminare distratto, tutt’altro, direi che assomiglia più a una sorta di divinazione. Rametti vengono spezzati, fogli secche accumulate, terra è smossa. Forse sono consuete azioni di giardiniere, ma a me profana dell’arte segreta del giardino, mi appaiono gesti rituali di un colloquio quasi intimo con il mondo degli alberi e dei fiori. Credo che lì accade una parte, forse la più intima dell’invenzione creativa: lì c’è l’esperienza del mondo che ogni autore attraversa e riattraversa in una sorta di fascinazione tra abbandono alla vita e ricerca del suo senso. Da quelle passeggiate di giardiniera alla scrittura teatrale viene la giustezza di un dettaglio visivo, di una sensazione nascente, di uno stupore quasi infantile.
Poi c’è il piccolo scrittoio accanto alla terrazza nello studio dove dalla libreria occhieggiano libri di ogni misura sulla cura delle piante, sull’architettura e l’interpretazione del paesaggio, sui miti relativi all’archetipo del giardino (con titoli quali “Foreste. L’ombra della civiltà” di R.Pogue Harrison, “Il sogno del giardino” di Eleonora Fiorani, “Il paesaggio come teatro “ di Eugenio Turri, “ Nel grembo della vita. All’origine dell’idea di giardino” e “ Etiche del paesaggio” di Massimo Venturi Ferriolo ...) … e poi storie, geografie, politiche, filosofie sulla Natura, le sue condizioni, i suoi significati, i suoi destini, le nostre responsabilità, le nostre speranze, i nostri destini. E la letteratura: romanzi, racconti, diaristica di autori noti e meno noti, di grandi scrittori e di famosi giardinieri. Una biblioteca tematica amplissima ricca di suggestioni e di saperi. Da lì vengono ai testi degli spettacoli storie e riflessioni, suggestioni poetiche ma anche spiegazioni scientifiche.
La drammaturgia personale di Lorenza è nell’intreccio tra il giardino e la biblioteca, tra la vita e la letteratura, tra la propria storia di pensieri e sentimenti e quella che altri autori hanno raccontato sulle pagine scritte. A volte le capita anche di tessere nella trama del testo il filo di una testimonianza, un racconto orale di qualcuno che ha fatto un’impresa –ha selezionato e coltivato l’antico mais a otto file o ha attivato una campagna militante di azioni rivoluzionarie non violente fatte con i bulbi da fiore ….

I testi teatrali che nascono da questa tessitura di esperienza, studi e voci vivono di vita propria: si leggono con il piacere di un racconto, la curiosità di un diario, l’attenzione di un saggio, la passione di una testimonianza.
E sono soprattutto un incontro con una donna che nel giardino e nel teatro sta cercando una via.

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